Testi interventi - La sacralità della vita


La camminata meditativa, la sera del 18 APRILE 2016, si è svolta all’interno del Chiostro e ha avuto come tema conduttore: “LA SACRALITA’ DELLA VITA”.
Cosa vuol dire rendere sacra la propria vita? E in che modo e dove? Le scelte che facciamo la rendono tale? Diamo valore ad ogni momento e ad ogni piccolo gesto quotidiano?

Lungo il percorso, ritmato dai passi silenti dei partecipanti (28), sono state offerte alcune riflessioni/testimonianze:



INTERVENTO DI PATRIZIA

Un tempo credevo che il termine “SACRO” appartenesse solo a luoghi, divinità, tradizioni, a preghiere, a tutto ciò che è Benedetto dalla potenza superiore a me e che sta sopra di me.

Pensavo che non mi appartenesse la parola “SACRALITÁ” fino al giorno in cui mi si è presentata una domanda: “TU SAI RENDERE SACRA LA TUA VITA?”
A questa domanda ho risposto con un GRAZIE alla VITA per la varie opportunità
che mi ha dato, fra queste il voler SCEGLIERE.

- Scegliere di starci e di esserci nelle gioie e nei dolori senza lamentarmi.
- Scegliere di vivere le proprie giornate nel presente, da protagonista, non da

mendicante.

- Scegliere di vivere in verità e non nella menzogna.

- Scegliere l’amore, perché ad ogni mio gesto che compio quotidianamente con amore lo rendo SACRO ….anche quando realizzo ciò che CREO è un’azione SACRA.

Allora noi possiamo rendere qualsiasi azione SACRA, nella misura in cui noi mettiamo tutto di noi stessi in quello che stiamo facendo, consapevoli e coscienti che lo stiamo facendo con AMORE!



INTERVENTO DI OSCAR

Quando ero più giovane credevo di rendere speciale la mia vita solo perseguendo ideali importanti, ma irraggiungibili. Poi, dopo essermi perso, ho incontrato Elisa, che mi ha mostrato la via della nostra vita. Da allora tutto ciò che è intorno a me è sacro, e respiro il suo respiro in un bellissimo bacio.

OSCAR canta Baciami ancora di Jovanotti

Un bellissimo spreco di tempo

un'impresa impossibile

l'invenzione di un sogno

una vita in un giorno

una tenda al di là della duna

Un pianeta in un sasso, l'infinito in un passo

il riflesso di un sole sull'onda di un fiume

son tornate le lucciole a Roma

nei parchi del centro l'estate profuma.

Una mamma, un amante, una figlia

un impegno, una volta una nuvola scura

un magnete sul frigo, un quaderno di appunti

una casa, un aereo che vola.

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Tutto il resto è un rumore lontano

una stella che esplode ai confini del cielo.

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Voglio stare con te

inseguire con te

tutte le onde del nostro destino.

Una bimba che danza, un cielo, una stanza

una strada, un lavoro, una scuola

un pensiero che sfugge

una luce che sfiora

una fiamma che incendia l'aurora.

Un errore perfetto, un diamante, un difetto

uno strappo che non si ricuce.

Un respiro profondo per non impazzire

una semplice storia d'amore.

Un pirata, un soldato, un dio da tradire

e l'occasione che non hai mai incontrato.

La tua vera natura, la giustizia del mondo

che punisce chi ha le ali e non vola.

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Tutto il resto è un rumore lontano

una stella che esplode ai confini del cielo.

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Voglio stare con te

invecchiare con te

stare soli io e te sulla luna.

Coincidenze, destino,

un gigante, un bambino

che gioca con l'arco e le frecce

che colpisce e poi scappa

un tesoro, una mappa,

l'amore che detta ogni legge

per provare a vedere

che c'è laggiù in fondo

dove sembra impossibile stare da soli

a guardarsi negli occhi

a riempire gli specchi

con i nostri riflessi migliori

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Voglio stare con te

inseguire con te

tutte le onde del nostro destino.

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Baciami ancora…

Baciami ancora…


INTERVENTO DI ELISA

Lavo il pavimento, correggo i compiti, raccomando ai bambini di spazzolare bene i denti, ascolto una canzone, sorrido con la radio, chiacchiero con una collega, aspetto che Oscar torni per poi cenare insieme: ogni giorno queste e mille altre azioni scandiscono e accelerano il mio tempo. È faticoso? Sì. Mi piace? Spesso. Ha senso? Sempre.

Ogni parola, ogni gesto, pensiero, lacrima e speranza hanno senso e dipanano la mia vita se scelgo di dar loro dignità, vivendo il momento, capace di assaporare ciò che sono, la bellezza del mio fare e pensare, qui e ora.
È sacra la mia vita di mamma, insegnante, moglie, donna che desidera imparare, crescere, cambiare, muoversi o aspettare? Lo è. Perché sacra considero ogni persona che incontro: i miei figli al mattino a cui dico “presto che è tardi” e abbraccio di sfuggita, mia mamma che mi dà una mano e senza la quale niente si incastrerebbe, i mie alunni che mi accolgono con una battuta e vorrei tanto rimanere seria ma è impossibile, l’amica che ha bisogno e che ascolto piangere, mio marito che mi bacia mentre mi addormento. E se questo non basta, come capita, perché è normale non riuscire a vedere la bellezza se l’hai di fronte ogni giorno, mi metto a cercare e frequento un corso, allora mi stupisco e imparo da chi è più saggio di me e ha intuizioni che aprono il cuore o leggo un libro e lascio che le parole scorrano e riempiano di poesia le mie arterie. Viaggio con la fantasia e, quando vinco la pigrizia, esco a far due passi e se sono fortunata, come oggi, cammino per i boschi e ascolto il mio fiato corto in salita e la mia paura perché un cinghiale si muove tra le foglie, poco più in là. Se faccio tardi, perché il Collegio Docenti sembra prendere vita ed espandersi come un blob, scrivo bigliettini e li mando alle mie colleghe sedute serie accanto a me e ci ridiamo su e poi, uscendo, guardo il cielo e di solito c’è la luna.
Nei giorni di dolore accetto la mia tristezza, l’ansia e le preoccupazioni e mi faccio un bel pianto, magari in macchina perché sola, in quell’andare, c’è modo di dare voce a quel singulto che tendo a soffocare. E a essere proprio sinceri mi capita di urlare, arrabbiarmi e farmi investire dal senso di colpa, ma ho imparato a chiedere scusa e a spiegare. Se riesco prego, come mi ha insegnato la nonna, o faccio silenzio e cerco terre inesplorate, dentro di me.
La mia vita, semplice e complicata (altrimenti che gusto c’è?) è sacra e la respiro, a volte a pieni polmoni, a volte muovendo appena le spalle, con il diaframma bloccato, a volte arroccata nei miei giudizi, altre, spero sempre più spesso, aperta all’amore.


INTERVENTO DI ALBERTO

Quando ho letto il tema della camminata: <<cosa vuol dire rendere sacra la propria vita?>> mi sono reso conto non solo che non ne avevo la minima idea, ma che non sapevo neanche il significato della parola Sacro. E mi sono anche accorto che questo è un termine potente, di cui si fa fatica a parlare. Affermare che una cosa è sacra mi rende cauto, la percepisco come un tabù.
E allora mi sono messo a cercare…
Il termine sacro compare per la prima volta su una tomba romana (il Lapis Niger) nel 500 a.C., quindi in epoca abbastanza recente e soprattutto all’interno di una civiltà moderna.

Sacro ha radice comune a Sancire e indica infatti una realtà oltre a ciò che è ordinariamente percepito; il sakros sancisce una realtà “altra" rispetto al comune, chiamato profano.
Sacro ha anche radice comune con Sacrificio, in quanto legato ai riti e ai simboli religiosi visti come collegamento tra le due realtà, quella terrena e quella divina. Alla fine rendere sacra la propria vita è ricordarsi che esiste una realtà che va oltre all’apparenza. Capire questo mi ha fatto sentire più sollevato.
Ma abbiamo detto che il termine sacro ha una origine recente. Vorrei citare una frase di Mircea Eliade, considerato uno dei maggiori studiosi di storia delle religioni, che afferma come il mondo desacralizzato sia una scoperta recente dell'umanità; l'uomo moderno ha difficoltà a comprendere il rapporto dell'uomo arcaico con la "sacralità", in quanto "Sacro" e "profano" sono per lui due modi di essere completamente diversi.
Invece:
<< Ai livelli più arcaici di cultura vivere da essere umano è in sé e per sé un atto religioso, poiché l’alimentazione, la vita sessuale e il lavoro hanno valore sacrale. In altre parole, essere – o piuttosto divenire – un Uomo significa rendere sacra la propria vita>>


INTERVENTO DI NADIA

E’ la prima volta che vivo questa esperienza e sono felice di poterlo fare riflettendo su un tema così importante.
Ho cercato anch’io l’etimologia della parola sacro e devo dire che fra le varie definizioni quella che mi è rimasta nel cuore è che viene definito come qualcosa di intoccabile ed inviolabile.
Voglio però soffermarmi sulla sacralità del dolore che è certamente la più umana fra le esperienze sensoriali; nasce con noi, cresce con noi e spesso ci accompagna alla fine. L’esperienza del dolore è una prova personale con tante sfaccettature, fondamentale per la nostra sopravvivenza perché ci costringe a reagire e lo considero un qualcosa di sacro da vivere appieno.



INTERVENTO DI ENRICO

Stella preziosa

Resta brillante finché passo in questa notte di oscurità e paure.

Resta brillante perchè io possa saltare con coraggio e prenderti per mano.

Resta brillante perchè io possa sentire che non c'è distanza, né separazione,

che sono una stella brillante anch'io!

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